Hotel Villa Sonia

Time: 29/07/2014 00:30:16 Temperature: 25 °C

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Una finestra sul mediterraneo, un balcone sull' Etna, un panorama unico in uno dei punti più suggestivi di Taormina

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Pacchetto Speciale Sleep&Drive Il pacchetto comprende: 2 notti in Camera Matrimoniale Classic, inclusa la prima colazione al buffet; Un ingresso presso la Zona...

la sicilia per il turista..

Hotel Villa Sonia

la sicilia per il turista..

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01-02-2010 / 31-12-2014

 Scenari naturali per sport e relax.
Vacanze in Sicilia. Non solo mare e cultura. Turismo verde.

Brulla, arida, riarsa, aggettivi usati da chi poco la conosce. C'è un'altra Sicilia da scoprire.
Nebrodi e Madonie sono le ultime propaggini dell'Appennino continentale italiano; tutt'attorno un ribollire di colline che finiscono là dove comincia il mare.
Ai vostri occhi solo il giallo delle messi ed il verde delle vigne. Pane e vino che questa terra offre a chi ha saputo amarla. Se poi vi venisse voglia di esplorarla, fra parchi, riserve ed oasi protette, ci scoprirete tanti altri colori. E profumi.
"Dal tempo di Proserpina, la Sicilia è stata la casa dei fiori. Si dice che le Dee vergini, Proserpina, Minerva e Diana, tesserono una tonaca di fiori variopinti per il padre Giove... Ora capisco perché gli Dei hanno tanto amato la Sicilia." Scriveva così, nel 1880, una "Milady in Sicilia", al secolo Frances Elliot.

Il Parco dei Nebrodi - Il Parco delle Madonie - Il Parco dell'Etna
Le Gole dell'Alcantara - Lo Stagnone - Le Saline - La Riserva dello Zingaro

Il mare e le isole.
Gemme incastonate in un liquido zaffiro.

Lacrime laviche, piane calcaree battute dal vento, lande assolate colore del bronzo:ognuna delle isole orna il litorale siciliano come un filo di perle orna il collo di una bella donna. Sono quattordici le figlie della Sicilia, per non parlare di Mozia che a volte la bassa marea unisce alla costa di Marsala. Quattordici paradisi d’incontaminata bellezza. Alcune dal fascino africano, come le Pelagie, in provincia di Agrigento, e Pantelleria in provincia di Trapani. Altre, invece, signore incontrastate del mare e dei suoi segreti come Levanzo, Favignana e Marettimo:l’arcipelago delle Egadi nel mare di Trapani. Più a nord, in splendido isolamento, si trova Ustica, l’Isola di Circe, con la sua intatta riserva marina. Mentre nelle Eolie, in provincia di Messina, si danno convegno l’acqua e il fuoco. Qui, insomma, è ancora la natura che detta i suoi ritmi e al viaggiatore non resta che lasciarsi ammaliare dalle magiche atmosfere dei pescatori e degli agricoltori isolani, ultimi custodi di antiche tradizioni mediterranee. A voi la scelta fra le mondanità eoliane, i silenzi delle Pelagie o i profumi delle Egadi.

Il mare è sempre colore dello zaffiro, attraversato da delfini e pescispada. Da sempre.

Gli itinerari della fede.
Una devozione sospesa fra cielo e mare.

Religiosi i siciliani?Certamente prudenti se pensiamo che quasi settecento santi patroni vegliano sui 389 comuni siciliani! Già la sola Palermo può contare su venti “santi ordinari”, quindici “santi principali”, quattro “sante patrone” bene in vista ai Quattro Canti, ed una “patrona a vegliare su tutto”, Santa Rosalia. Perché tanti santi?Forse perché, a differenza di Dio, essendo stati mortali in terra furono ritenuti gli unici in grado di capire e provvedere agli umani bisogni. E poi, sono i santi a dispensare i miracoli … Le festività in loro onore traggono origine da antichi culti pagani, riti legati ai solstizi, alle stagioni, mentre altri, magari, hanno poco a che fare con la religione in senso stretto. Dal 10 al 15 luglio, sotto un’infernale canicola, i palermitani esplicano una frenetica attività: è tempo di Festino.

Difficile spiegare che cos’è il Festino.
Certamente il momento più alto della vita cittadina, un immenso ex voto popolare dedicato a Santa Rosalia per grazia ricevuta. Fu lei a salvare i palermitani dalla peste del 1624. È l’ultima delle grandi “feste barocche ” europee in cui c’è il carro del trionfo, immenso, in grado di avere i musici a bordo. Un emblema civico, unico in Europa, per mostrare la ricchezza e lo sfarzo di Palermo. Un atto di superbia municipale per ricordare al popolo, spettatore e comparsa, la dignità regale della Città! Santa Rosalia resta, ancora oggi e per molti, la Grande Speranza.

Arte e cultura tra sole e mare.
L’identità di una terra nata dalle onde.

Arte e cultura tra sole e mare sono l’identità di questa terra nata dalle onde?
Può succedere che ve lo chiediate dopo il primo impatto. Anzi può capitarvi. Perché non è facile cogliere il senso di quest’isola che è un continente. Ma non scoraggiatevi perché è sempre così: al primo impatto si rischia di non capire.

Non è facile capire la Sicilia.
Come una bella donna ha bisogno di un certo tipo di approccio e non si lascia conquistare facilmente. Non vi resta che lasciarvi sedurre. Esattamente come si lasciarono sedurre i primi Micenei che vennero da queste parti per acquistare ossidiana e pomice alle Eolie, quando non si conosceva altro per tagliare e levigare. E come successe ai Fenici che su queste coste crearono i loro primi empori affidati alla tutela di gente ingaggiata in ogni angolo del Mediterraneo e che convissero in pace, commerciando, con Siculi, Sicani ed Elimi.

Elimi perché? Ex limen, in latino sta per profugo, cacciato da casa. E questo dà, subito, un’idea dell’antica civiltà isolana. Chiunque fu sempre il benvenuto. Come successe ai Greci, alla ricerca di posti dove vivere in pace, ed a tanti ancora di loro. Come succede oggi ai tanti sventurati che approdano su queste coste fuggendo da miseria, guerre, carestie e prevaricazioni.

 


La Sicilia a tavola.
Un viaggio all’insegna dei sapori e delle tradizioni popolari.


La cucina è l’amalgama perfetto delle influenze delle diverse culture che sull’Isola si sono avvicendate.
Più che un giacimento culturale, è il tratto più resistente di una cultura. La tavola, rimane, il luogo d’introspezione delle diverse civiltà che sono passate sull’isola. Un piacere antico, se già Platone, ospite a Siracusa, criticò quei cittadini rei, ai suoi occhi, “di mettersi a tavola più volte al giorno”.

Cucina siciliana? Ce ne sono tre: la patrizia o baronale, quella popolare o di reinvenzione spiritosa e quella di strada o dei “buffittieri”, come si chiamavano un tempo, derivando l’appellativo dal francese “buffet”.

Una enorme ricchezza e varietà di piatti giacché ogni città, paese, famiglia ha sempre avuto una sua interpretazione di ogni ricetta, conseguenza dello spiccato individualismo isolano. Mentre i “Monsù”, i cuochi delle grandi Famiglie, celebravano nei Palazzi, cernie e sogliole, lepri e capponi, a quelli di sotto arrivavano gli odori o le descrizioni meravigliose fatte dalla servitù. Con fantasia e ingegno quei piatti furono reinventati con ingredienti spesso miserabili. Le sarde, diliscate, assursero al rango di sogliole, “lenguado” nello spagnolo dei nobili, era la sogliola. Nacquero così le sarde “a linguata”. Opportunamente acconciate diventarono pure “beccafichi”, uccelletti simili alle capinere che i “Monsù” servivano in bellavista. Si travestirono le melanzane da “quaglie” e pure da “parmiciana” che in dialetto è la persiana. Nulla a che vedere con Parma ed il suo cacio. E sempre con la melanzana nacque la regina della cucina popolare, la “caponata” in una salsa agrodolce, originaria della cucina di corte della Persia preislamica.

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